MigrArti: LA NARRAZIONE

20180517_180829Giovedì 17 maggio, noi della Redazione abbiamo avuto l’opportunità di incontrare alcuni dei ragazzi che partecipano al progetto MigrArti Spettacolo di cui abbiamo parlato in uno dei nostri recenti articoli. Fin poco prima del meeting ci aspettavamo un ristretto numero di persone, quindi siamo rimasti molto sorpresi quando ci siamo trovati davanti un gruppo di circa 15/20 ragazzi.

Pensavamo fossero nostri coetanei, invece abbiamo conosciuto giovani tra i 18 ed i 30 anni provenienti da tre continenti: America Latina, Asia e soprattutto Africa. Il gruppo era guidato da Sonia e Giacomo, due tra gli ideatori del progetto ed insegnanti di recitazione.

Lo scopo dell’incontro era quello di conoscere le storie di questi ragazzi ascoltandole di prima mano, senza la mediazione dei mezzi di informazione o della TV, come invece avviene di solito. Dai loro racconti, abbiamo scoperto che quasi tutti erano arrivati in Italia da poco tempo, fuggendo dalle situazioni critiche presenti nei loro paesi, come guerre di religione, scontri tra tribù di etnie diverse, gravi problemi familiari, criminalità diffusa e violenta e, in generale, a causa di precarie condizioni di vita.

Uno dei ragazzi per esempio, ci ha raccontato di aver lasciato la Nigeria dopo aver perso il padre ed il fratello negli scontri tra opposte fazioni politiche, un altro, invece, dopo la cattura dei genitori da parte di un gruppo contrario alla loro religione, ci ha detto di essersi trasferito in un altro villaggio dove fu schiavizzato e dal quale, fortunatamente, è poi riuscito a scappare.

Durante il racconto, si poteva percepire la sofferenza e il dolore che provavano nel ricordare e nel narrare la loro storia e il viaggio affrontato nel cammino verso l’Italia. Prima di iniziare a parlare della propria avventura, inoltre, ognuno ci ha indicato sul planisfero il proprio luogo d’origine e i paesi o gli stati attraversati per arrivare sani e salvi fin qui: in questo particolare momento sembravano felici e orgogliosi di mostrarci dove sono nati e dove hanno vissuto per la maggior parte della loro infanzia.20180517_154248

La cosa che ci ha colpito di più, però, sono stati i loro sogni: desideri molto belli, non banali, sinceri, che solo una persona con un passato difficile come il loro potrebbe volere. Hanno espresso il desiderio di avere la possibilità di studiare, oppure di poter fare un lavoro dignitoso come il dottore o l’avvocato… ma il più ripetuto è stato il sogno di rimanere in Italia, un paese, secondo loro, tranquillo e pieno di libertà.

Prima dell’incontro, per agevolare la narrazione, ci siamo organizzati in modo da poter tradurre la lingua nativa dei nostri ospiti chiedendo aiuto ad alcuni ragazzi della nostra scuola, anche al di fuori della Redazione Blog. Marisol, ad esempio, si è rivelata maestra nel francese, Alex, dalla Nigeria, è bravissimo con l’inglese e Jannatul, che è originaria del Bangladesh, ci ha aiutato con il suo impeccabile bengalese! Sono stati un supporto prezioso per noi senza il quale non saremmo riusciti a procedere.

Alexia, Giorgia a Gaia

Scatto rubato qualche giorno fa nel piazzale davanti alla nostra scuola

Scatto rubato qualche giorno fa nel piazzale davanti alla nostra scuola

 

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