LA QUESTIONE SIRIANA

«Dopo 8 anni di guerra, le persone in Siria sono costrette ancora una volta a lasciare tutto ciò che hanno per cercare sicurezza».

Questa frase è stata pronunciata da Robert Onus, il responsabile dell’emergenza in Siria.

Siria-MappaNegli ultimi anni infatti, città e villaggi a nord-est della Siria sono stati distrutti dai bombardamenti provocando migliaia di morti e feriti e il panico tra la popolazione che ha scelto la fuga.
Tutto ciò ha avuto inizio il 15 marzo 2011 a causa della spartizione di fatto del territorio in zone di influenza e controllo tra le potenze locali e quelle internazionali coinvolte nel conflitto. L’inasprimento degli scontri è stato per mesi sotto gli occhi di tutti, grazie anche ai media che lo hanno in parte raccontato.
Oggi la situazione appare leggermente migliorata, ma ciò non significa purtroppo che la guerra sia terminata, ma solamente che la sua dinamica sta prendendo una piega meno violenta, più diplomatica e politica, poiché le cause che l’hanno generata continuano a rimanere irrisolte.
Tornando al discorso dei cittadini in fuga, il pensiero va ai rifugiati in Libano, che si trovano in situazioni estremamente difficili poiché dal punto di vista legale non sono riconosciuti e quindi non possono lavorare se non in nero, a volte sono anche costretti a lasciare il paese o a rimanervi vivendo come dei prigionieri.

UNA TESTIMONIANZA IMPORTANTE
f1Il 14 dicembre scorso, la giornalista Laura Tangherlini è venuta nella nostra scuola per presentare alle classi terze la seconda edizione del suo libro «Matrimonio Siriano» e per esporci il progetto che sta portando avanti per i bambini e per la popolazione siriana in generale.
All’inizio dell’incontro, il Dirigente ha accolto ed introdotto gli ospiti, Laura e suo marito Marco, che di seguito hanno iniziato a raccontare del progetto e a mostrare le riprese e le interviste fatte ai bambini siriani.
Laura ci ha detto che la sua passione per la Siria è nata nel 2009, quando decise di andare a Damasco per studiare la lingua araba. In quel contesto, sentì il bisogno di documentare tutte le terribili vicende che venivano tralasciate o trattate sommariamente dai telegiornali ufficiali. Iniziò così ad intervistare i cittadini Siriani con cui veniva in contatto, ad ascoltare le loro storie di sofferenza e lontananza; spesso chiedeva loro se volevano tornare nella propria città natale, ma la risposta era sovente negativa a causa della paura.

Per noi, l’aver incontrato Laura e Marco (e il loro cane che li accompagna in ogni viaggio), è stata un’esperienza molto significativa. E’ bello conoscere persone che hanno la forza di lavorare ed impegnarsi per le cose in cui credono e che si adoperano per far conoscere le reali condizioni di vita di chi, a causa della guerra, ha perso veramente tutto. Ci ha colpito a questo proposito, il loro racconto del fatto che ai bambini rifugiati manca molto la scuola, come luogo fisico in cui andare ogni giorno ad imparare, ma anche la scuola come simbolo di una vita quotidiana fatta di gesti semplici vissuti in pace ed armonia.

A noi della Redazione, questo incontro è piaciuto in modo particolare, infatti abbiamof2 potuto interagire direttamente con Laura e Marco ponendo loro domande inerenti sia la situazione in Siria, sia la loro vita personale. In particolare, ci ha interessato la domanda che abbiamo posto a Laura circa la scuola superiore che aveva frequentato proprio qui in città, poiché fra pochi giorni anche noi ragazzi delle terze dovremo fare questa scelta importante.

Un grazie anche alla Prof. Cantamessa che ha organizzato l’incontro.
Giulia Bo, Michela e Caterina

 

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Una risposta a LA QUESTIONE SIRIANA

  1. Giulia scrive:

    Io ero presente a quell’incontro e anche a me è piaciuto molto. Io sto leggendo il libro scritto da lei “Matrimonio Siriano, un nuovo viaggio” ed è molto bello interessante come l’articolo scritto da voi.

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