JESI da VEDERE

Jesi è una città ricca di storia e arte e, già all’arrivo, il visitatore può notare le mura che circondano il centro storico sulle quali si aprono 4 porte principali: Porta Bersaglieri, Porta San Floriano, Arco del Magistrato e Porta Garibaldi.

Molti gli edifici storici da visitare: Palazzo della Signoria, Palazzo Colocci, Palazzo Pianetti, Palazzo Baleani, Palazzo Ricci, Palazzo Ripanti, Palazzo Honorati-Carotti e, non ultimo, il Teatro Pergolesi.

 Questo articolo tratterà dei luoghi storici cittadini che ho visitato durante una delle visite guidate che le associazioni del territorio offrono ai turisti e… non solo!

  •  Siamo partiti dalla Chiesa di San Pietro, la prima pieve di Jesi: anticamente non era strutturata come la vediamo al giorno d’oggi, ma aveva anche degli ingressi  laterali. La guida ci ha spiegato che  queste informazioni sono giunte a noi tramite i diari di Don Cristoforo Agostinelli, che commissionò i restauri della chiesa.

    San Pietro, facciata

    San Pietro, facciata

Durante gli scavi del 2005 gli archeologi trovarono molteplici strati fino ad arrivare all’epoca romana, la cui testimonianza è un mosaico. All’interno della chiesa invece sono presenti vari affreschi e dipinti datati dal 1400 al 1600, un bellissimo organo non funzionante risalente al 1700 e un dipinto molto importante del 1750 del Foschi.

  •  Dalla chiesa di San Pietro ci siamo spostati alla chiesa di Santa Maria del Piano, abbazia benedettina con origini più antiche, infatti all’inizio era una chiesa romanica.

Al suo interno possiamo trovare un altare sopraelevato affiancato da altri due altari: uno a destra, con il Cristo in colonna e uno a sinistra con Sant’Antonio. Dietro l’altare sopraelevato è presente l’organo ancora funzionante sul quale Gaspare Spontini (noto musicista-compositore nato a Maiolati) iniziò a suonare all’età di quattordici anni. All’esterno invece si notano dei resti di archi.

Santa Maria del Piano, organo

Santa Maria del Piano, organo

Risalgono al 1727 alcuni lavori di ristrutturazione della chiesa che portarono alla scoperta di un sito molto interessante: venne tolta la cripta, abbassato l’altare e, demolendo una porta murata, Don Ezio scopri il corridoio delle tombe romane, una testa di Minerva, la bara di Don Giuseppe Spontini, dei pilastri da basilica funeraria e frammenti di pietre manubriate. Un vero tesoro archeologico!

  •  La terza visita si è incentrata sulla chiesa di San Marco. Originariamente intitolata anche a San Francesco, fonda le sue origini nel 1303. Fino al 1600 la chiesa pullulava di monaci e di vita religiosa, ma a seguito di una bolla firmata da Papa Innocenzo X° che obbligava ogni edificio religioso ad aver meno di sei occupanti, il sito cominciò a decadere e, nel 1656 fu addirittura convertito in lazzaretto.

    San Marco, interno

    San Marco, interno

Con il passare degli anni il complesso di San Marco venne abbandonato fino al 1850 quando, dopo la visita del vescovo Corsi, si decise di restaurarlo e riportarlo al suo splendore. I lavori iniziarono nel 1858 per mano dell’architetto Angelo Angelucci  e terminarono  nel 1861. Una volta riportata al suo splendore, San Marco si fece notare molto da critici e da clerici tanto che nel  1890  venne nominata monumento nazionale.

  •  Quarta ed ultima tappa della visita guidata è stata il giro della cinta muraria di Jesi, che nel tempo  ha visto  modificare la sua forma iniziale. Le mura del 1200, infatti, sfruttavano un metodo di difesa basilare che nel 1400 (periodo della prima ristrutturazione) veniva considerato insufficiente; si procedette pertanto all’ innalzamento delle mura stesse rendendo le loro pareti verticali e non più inclinate. Si ampliarono anche i cornicioni, praticando dei fori per poter lanciare frecce o oggetti pesanti a coloro che provavano la scalata con macchine d’assedio o semplicemente con scale. In  seguito vennero modificati  anche due  dei torrioni per facilitare le vie del commercio e dal 1700 in poi parti delle mura verranno inglobate nei  palazzi di nuova costruzione.

    Cinta muraria

    Cinta muraria

Spero di aver acceso  il vostro interesse  su alcuni dei luoghi storici della nostra città e vi invito a visitarli al più presto con l’occhio curioso ed attento del  visitatore.

Un saluto da Rebecca.

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