200 ANNI DI INFINITO

L'INFINITOSono trascorsi 200 anni dalla creazione di uno dei capolavori della poesia, “L’infinito”, composta da Giacomo Leopardi mentre soggiornava a Recanati. Tra tutte le poesie studiate finora è quella che mi ha colpito di più, perché il poeta con grande abilità stilistica spiega cosa era per lui l’infinito. Il Leopardi ha messo in moto l’ immaginazione e per trasmettere ai lettori le fortissime emozioni che stava provando ha creato un’efficace descrizione sensoriale che arriva dritta al cuore. La poesia negli ultimi versi recita: “Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: E il naufragar m’è dolce in questo mare”. Mi ha colpito molto il paragone tra l’infinito e il mare dove lui amava perdersi come un naufrago.

Dopo aver ascoltato, letto e analizzato la poesia la professoressa Scorcelletti ci ha fatto disegnare una siepe con dietro il cielo. Sulla siepe dovevamo scrivere cosa ci ostacola, ci impedisce di migliorare, io ho scritto alcune persone, l’autostima, perchè ne ho poca, e la paura. Aldilà della siepe il “nostro infinito”, dove ho scritto i miei hobby e le passioni, me stessa e la curiosità.

L’attività che abbiamo svolto non è stato solo un esercizio di scrittura, ma un’occasione per riflettere su noi stessi, i nostri interessi, le passioni che ci stimolano, ci spingono in avanti, oltre l’ostacolo, verso l’orizzonte di senso che vogliamo dare alla nostra vita.

Per chi volesse ascoltare ancora una volta i bellissimi versi di Giacomo Leopardi, consigliamo la visione del video (a questo link) dove le più grandi voci della musica italiana rendono omaggio al poeta recitando il suo componimento più celebre.

Giulia Bastari 3 A

 

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3 risposte a 200 ANNI DI INFINITO

  1. Maria Alessandra Bini scrive:

    Versi senza tempo nei quali è naturale perdersi.
    Grazie Giulia per averceli ricordati.

  2. Massimo Fabrizi scrive:

    L’Infinito siamo noi, se solo buttassimo via per un attimo la paura di essere. I versi immortali di Leopardi si muovono sul confine che separa il sensibile dall’insensibile, ovvero da ciò che esiste ma che va al di là della nostra percezione. Al di là dei nostri umani sensi. Ma se solo provassimo ad abbattere quella barriera, che è ostacolo della mente e del cuore, noi potremmo percepire i sovrumani silenzi e gli interminati spazi di cui parla il genio recanatese. Ma ripeto, dobbiamo buttare via i lacci, i vincoli, le ottusità. Proviamo ad ascoltare il silenzio… Ci dirà molte più cose di quanto noi immaginiamo… Brava, Giulia. Non avere paura di essere!

  3. Federico Santinelli scrive:

    Penso che questa poesia sia molto attuale. Calata nel mondo di oggi ci ricorda che il nazionalismo, le barriere e il concetto di superiorità di un popolo rispetto ad un altro, che ho studiato quest’anno in storia tra le reali cause della I guerra mondiale e del primo genocidio della storia quello degli armeni, a cui ne sono seguiti negli anni molti altri, non sono che fantasie crudeli, sciocche e vuote rispetto all’infinito della vita.

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