All’Isola del Lazzaretto Nuovo, Esperienze di ARCHEOLOGIA

 

Venezia-minEstate, estate…

Cosa vi fa pensare? Il mare, la sabbia tra le dita, il sole cocente che abbronza la pelle, niente compiti e tutto divertimento!!! Io, quest’estate ho deciso di andare in un posto un po’ diverso… VENEZIA!!! Si, avete sentito bene: la città più bella del mondo! Ora vi racconto della mia meravigliosa esperienza.

Erano le 11 di mattina del 7 luglio.

Isola del lazzaretto Nuovo

Isola del lazzaretto Nuovo

Ancora non avevo realizzato cosa mi stava per succedere, ma da lì a poco me ne sarei resa conto. Stavo aspettando davanti alla stazione di Venezia le mie future compagne e compagni, che emozione!!! Saremmo restati una settimana, senza genitori, all’Isola del Lazzaretto Nuovo nella Laguna Nord di Venezia. L’isola è disabitata ma visitabile; all’interno dell’isola vi sono alcune antiche costruzioni risalenti al 1468.

Il primo giorno non abbiamo fatto niente ma in compenso abbiamo mangiato molto bene e ci siamo divertiti. Verso la sera gli animatori ci hanno spiegato che esiste anche un’altra isola, del “Lazzaretto Vecchio” che nell’antichità assolveva alla funzione di ospedale e cimitero.

Isola Lazzaretto Vecchio

Isola Lazzaretto Vecchio

Infatti secoli fa c’era la peste, e per questa ragione i mercanti provenienti dall’Africa, prima di entrare nella città di Venezia e dintorni per vendere la propria merce, dovevano restare nell’isola del Lazzaretto Nuovo per quaranta giorni (quarantena) per vedere se erano appestati. L’isola del Lazzaretto Nuovo aveva la funzione di quarantena, ma ospitava anche case per i mercanti, un panificio, un biscottificio, un cimitero e un Tezon, luogo per accogliere la merce dei mercanti e ancora oggi ricca di antichi graffiti e scritte. Durante i giochi al campo scuola, la mia squadra era composta da me, Marzio, Luca, Giulio e Gabriella e si chiamava appunto “i Tezini”.

Ci hanno raccontato che nei giorni di quarantena un medico esaminava i mercanti uno ad uno per vedere se fossero stati punti dalle pulci e quindi appestati.

Protezioni usate dai medici contro la peste

Protezioni usate dai medici contro la peste

Durante la visita il dottore indossava uno strano costume, una maschera a forma di lungo becco che conteneva spezie per disinfettare, aveva gli occhiali e un’ampia veste chiusa; si riteneva che questo abbigliamento potesse proteggere il medico dal contagio. Se Giulio (chiamiamolo così) era sano, il medico lo lasciava in quarantena e passava al controllo del paziente successivo, se invece era malato veniva portato all’isola del Lazzaretto Vecchio dove si tentava di curarlo. Se Giulio purtroppo moriva (75% di probabilità in caso di peste bubbonica, 90% di probabilità per la peste nera o polmonare), veniva sotterrato al Lazzaretto Vecchio in una fossa comune perché c’erano troppi morti ogni giorno, in un’area vicina all’ospedale (era gigantesca, fidatevi!).

Il secondo giorno ci hanno spiegato il termine “archeologia” e perché ci trovavamo in un centro archeologico.

Arsenale di Venezia

Arsenale di Venezia

Abbiamo anche visitato i “caselli” da polvere del Lazzaretto Nuovo, si tratta di costruzioni che ospitavano la polvere da sparo per i soldati (sì, perché l’isola oltre a essere luogo di quarantena era anche un luogo militare). I caselli da polvere dovevano stare all’asciutto, in modo tale che la polvere da sparo non venisse rovinata dall’acqua. I caselli da polvere li costruivano nelle isole perchè all’interno della città di Venezia, in caso di esplosione avrebbe rovinato tutta o in parte la città, uccidendo molte vite; se l’esplosione fosse avvenuta nell’isola, invece, i danni sarebbero stati minori… Inoltre, i caselli da polvere avevano un tetto a punta costruito in modo tale che l’esplosione si sarebbe “diretta” in alto.

Il terzo giorno abbiamo lavorato il ferro come facevano gli antichi, cioè costruendo una buca. Abbiamo anche tolto gli alberi caduti perché il giorno prima c’era stata tempesta e grandine, e ci siamo dedicati alla pulizia dei “coccetti” (i reperti archeologici) trovati nell’isola del Lazzaretto Vecchio. Erano tutti così belli e ognuno dei cocci “raccontava” una sua storia. Quello stesso giorno ci hanno spiegato cosa è la ceramica (che semplicemente è argilla riscaldata sui mille gradi centigradi, impressionante, vero?). Il quarto giorno, ancora, ci siamo dedicati alla pulizia dei reperti con l’aiuto di spazzolino e acqua.

Il quinto giorno ci siamo divertiti molto! Dopo l’escursione a Venezia, tra musei e passeggiate, al ritorno nella nostra Isola abbiamo acceso un grande falò sotto le stelle, poi ci siamo sfidati a squadre su uno spettacolo ideato da noi ragazzi sulla vita dei “quarantenati”, infine le squadre hanno giocato al “quizzone”, sfida a punti per mettere alla prova le conoscenze apprese durante il campo. La nostra squadra di “Tezini” ha vinto su tutto, che soddisfazione!!! Infine, abbiamo passato la notte in bianco (di nascosto, sennò gli animatori si arrabbiavano), raccontandoci storie di paura e di fantasmi fino all’alba. Il giorno dopo, (quindi il sesto giorno) ci sono venuti a prendere i nostri genitori, e eravamo stanchi morti per via della notte in bianco, infatti io ho dormito per tutto il viaggio!!!

Da “campeggiatrice” posso dire che quest’esperienza è stata meravigliosa, mi ha fatto imparare cose nuove e sorprendenti. Fidatevi: fare un campo archeologico è qualcosa di magico che mi resterà impresso per tutta la vita. Spero che anche a voi, leggendo quest’articolo, sia cresciuto l’interesse per l’archeologia. Ciao ciao!!!

Elena Cadoni 2B

 

 

 

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“TREE PARK”: avventura a Jesi

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Il giorno 16 giugno è stato inaugurato in città un nuovo parco avventura chiamato “Tree Park”. Il luogo, fruibile da tutti, è immerso nel verde, è facile da raggiungere anche in bici e si trova in via Ancona.

Ci sono delle ottime guide che assistono i visitatori nelle varie attività che si possono fare. Per quanto riguarda le arrampicate, sono disponibili quattro percorsi di diverse difficoltà: due più facili per i bambini più piccoli e due più difficili per ragazzi e adulti. Le arrampicate si svolgono in mezzo ai fitti alberi che tengono l’area sottostante pienamente in ombra e, cosa molto importante, prima di iniziare l’avventura, lo staff fornisce ad ognuno l’imbragatura con sottocasco e casco per la sicurezza.

Oltre alle arrampicate si possono svolgere altre attività: in estate, infatti, il personale organizza un centro estivo per i bambini. Il parco è inoltre munito di una zona bar/ ristoro, di un’area picnic e di uno spazio Yurta.  (Curiosità: la Yurta è una grossa tenda utilizzata come abitazione dai popoli nomadi dell’Asia)

Il campo offre anche altri servizi come feste di compleanno nel bosco e nella Yurta, eventi a tema e attività di Team building.

Il visitatore trova anche una fattoria con diversi animali: oche, galline e un gallo, un asino ed alcune caprette. Il proprietario di questi animali, il signor Carlo, ha infatti deciso di donarli e lui stesso parla ai bambini curiosi della loro alimentazione, della riproduzione e della loro vita in generale.foto1

I costi per le diverse attività non sono molto elevati e, secondo me, vale la pena andarci almeno una volta per conoscere un’area naturale così bella della nostra città.

Il link sottostante è quello della pagina del nuovo parco avventura. Mi raccomando per ogni dubbio…consultatelo!

https://treepark.it/

Buona visita da Caterina Pastore

Approfittiamo dell’articolo di Caterina per pubblicare le foto di una nostra bella avventura… il soggiorno studio nel Campus PGL  di Osmington Bay, Inghilterra, la scorsa primavera.

In qualunque luogo…viva l’avventura!!!

Photo Gallery

Giant Swing

Giant Swing

giù per la collina in carrucolaaaaa

giù per la collina in carrucolaaaaa

Jacob's Ladder...che vista magnifica!

Jacob’s Ladder…che vista magnifica!

 

 

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Un AIUTO al PIANETA

spiagge senza plasticaCari lettori,

l’estate è arrivata e anche in questa stagione dobbiamo ricordarci di salvaguardare e rispettare l’ambiente, come ci ha ricordato la nostra coetanea Greta Thunberg.

La regione Marche ha adottato diverse iniziative: tra queste ci sono LE SPIAGGE PLASTIC FREE! Le spiagge che per prime hanno aderito sono state Senigallia, Portonovo e Ancona. Vernerdì 1 marzo 2019 è stata firmata l’ordinanza del Comune di Senigallia che vieta a tutti i commercianti (compresi gli stabilimenti balneari) di distribuire piatti, cannucce, bicchieri di plastica ai propri clienti, sostituendoli con oggetti di carta biodegradabile.

SPIAGGE

L’iniziativa rientra nel progetto “M’ illumino di meno” che ha come obiettivi il risparmio energetico e la riduzione del riscaldamento globale. Inoltre non dobbiamo dimenticare il pessimo stato di salute dei nostri mari dove l’eccessivo utilizzo della plastica sta mettendo a rischio la biodiversità marina.

Io penso proprio che tutti noi possiamo fare qualcosa di più per aiutare il nostro pianeta. SIAMO ANCORA IN TEMPO!

Michela Rossetti 2D

 

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Mi PIACE vederti FELICE

# RECENSIONE

autriceL’autrice del libro “Mi piace vederti felice” è Rossella Rasulo. La scrittrice nasce a Roma il 22 Aprile del 1980 e a ventiquattro anni, quando la parola “blog” non era ancora conosciuta al grande pubblico, decide di aprirne uno che poi diventò il più visitato della rete, e in poco tempo si ritrova a scrivere prima per Condè Nast e poi per Mondadori. Ora Rossella fa la scrittrice, la moglie e la mamma. Questo libro, pubblicato da Mondadori nel 2012, è un romanzo che mi è rimasto nel cuore perchè ti aiuta a crescere e ti fa capire che a volte la vita non è un filo liscio e dritto, ma può essere intrecciato e pieno di curve.

copertina

Mi piace vederti felice” è la storia di Aura che durante la vacanza dei suoi diciotto anni insieme ai suoi migliori amici, Alessio e Paola, e un altro che successivamente si aggiungerà, scopre la verità della sua storia, della sua vera vita. La meta della vacanza è l’isola d’Elba precisamente a Marciana Marina in una casa di famiglia dove era solita trascorrere le vacanze con i suoi genitori. Aura si era immaginata una vacanza piena di sballo, di divertimento, di mare e di felicità, ma non fu così. Infatti lì ritrova il diario di sua nonna, che le stravolgerà la vita raccontandogli un segreto che tutti le avevano tenuto nascosto. Qual è questo segreto??? 

Il libro ti accompagna in un viaggio meraviglioso pieno di scoperte, emozioni e misteri, insomma un miscuglio di ingredienti! Grazie all’autrice possiamo entrare anche noi nella storia e sentirci partecipi delle avventure vissute dai personaggi. Insomma è un romanzo emozionante e pieno di colpi di scena che ti attirano sempre di più per continuare a leggerlo. Infatti io in cinque giorni l’ho finito!!!!! Mi è piaciuto molto il modo in cui l’autrice è riuscita a descrivere le emozioni che, nella vita reale, non sempre riusciamo a riconoscere e a gestire, soprattutto durante l’adolescenza.

Giulia Bastari 2A

 

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I MIGLIORI GONFIABILI dell’estate 2019

Oramai la scuola è finita e almeno per qualche settimana nessuno studente vorrà più sentir nominare la parola compiti mentre invece son ben accette quelle come relax e svago. L’estate è arrivata e il caldo inizia già a farsi sentire e in questi casi perché rinunciare ad una bella giornata al mare? Per combattere l’afa non bisogna fare altro che bere tanta acqua, mangiare frutta e fare una bella nuotata.

Per farvi passare delle giornate fantastiche all’insegna del divertimento, della fantasia e dell’originalità noi, della 7up Redazione Effervescente, abbiamo deciso di elencarvi i 10 migliori, bizzarri e buffi materassini gonfiabili dell’estate 2019:

Al 10° posto, per gli amanti dei dolci americani, un materassino a forma di ciambella gnam!gnam!ciambella

Al 9° posto un elegante cigno.cigno

All’8° posto, per gli amanti della pizza, ce n’é una gonfiabile! pizza

Al 7° posto uno a forma di stella.

Al 6° posto, se amate condividere il mare o la piscina con i vostri amici, dovete assolutamente provare il pappagallo a sei posti!pappagallo

Al 5° posto una ciambella a forma di anguria ma disponibile anche in versione ananas.

Al 4° posto, per gli amanti dell’Africa, c’è un fantastico rinoceronte.

Ed ecco a voi la fantastica Top three:

3° posto: un classico dell’estate, il ghiacciolo arcobaleno.

Sul secondo gradino del podio sale il pavone con porta bibite annesso.

Ma a vincere la classifica dei 10 gonfiabili più cool dell’estate è il mitico struzzo.

struzzo

Qual è il vostro preferito, oppure quello che proprio non fa per voi?

Fatecelo sapere qui sotto nei commenti.

Riccardo Santoni(2D)

 

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I VIVENTI INVISIBILI

Finalmente è arrivata l’estate! Sole, temperature più elevate, fine della scuola e inizio delle vacanze…ma non per noi del Federico II che siamo sempre attivi anche quando fa caldo!!!

Infatti nel mese di Giugno, al termine di questo anno scolastico, l’Istituto ha attivato un progetto PON, cioè un percorso di 30 ore finanziato con fondi europei, sulle Scienze. Il nome del progetto è “I viventi invisibili” e come si intuisce dal titolo, lo scopo principale è stato quello di studiare ed analizzare in maniera approfondita alcuni gruppi di organismi compresi nei 5 regni dei viventi, in particolare quelli che popolano il nostro pianeta ma che per le loro piccolissime dimensioni non riusciamo a vedere ad occhio nudo.

scienze1Nei vari incontri, i ragazzi che hanno partecipato al progetto si sono messi alla prova con diverse abilità: hanno costruito strumenti scientifici come lo stereomicroscopio con materiali di facile reperibilità, con cui hanno poi osservato i minuscoli insetti raccolti nel giardino della scuola; hanno creato con l’argilla (das) i modellini degli apparati boccali degli insetti campionati e hanno fatto un esperimento divertente con il lievito di birra (proprio quello con cui si fa il pane o la pizza!).scienze2 Inoltre hanno realizzato cartelloni per rappresentare i 5 gruppi di organismi viventi, comprendendo la localizzazione di quelli da loro sperimentalmente studiati e hanno osservato le muffe, cresciute sulla frutta e sul formaggio, al microscopio ottico e preparato lo yogurt con i fermenti lattici “vivi”. Negli incontri successivi hanno “cucinato” un “brodo di coltura” per far crescere gli insospettabili microrganismi presenti nell’enterogermina, hanno poi eseguito la cromatografia con la clorofilla ricavata dagli spinaci e l’estrazione del DNA dalla banana. Infine hanno costruito due modellini di DNA, uno con la carta, utilizzando la tecnica dell’origami e uno con le caramelle…e di tutto questo abbiamo le prove fotografiche ovviamente!

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L’obiettivo era quello di far appassionare i ragazzi ad una materia complessa ma molto affascinante come la scienza, facendolo in modo semplice ma divertente e il risultato finale è stato positivo.

Adesso che il progetto si è concluso possiamo augurare a tutti…Buone vacanze!!!

Prof.sse Silvia Moscatelli e Fabiana Spogli

 

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la STORIA del GELATO

1Secondo alcuni, i gelati si cominciarono a produrre in Toscana nel sec. XVI; qualcuno infatti ne ha attribuito l’invenzione a Bernardo Buontalenti, ma è verosimile che la creazione di cibi dolci freddi, sia stata nota anche prima e a vari popoli. Il gelato in forma simile all’attuale, però, risalirebbe proprio al 1500 e i gelatieri fiorentini sarebbero stati i primi a produrne su larga scala. Intorno al 1660, infatti, il fiorentino Procopio Coltelli aprì a Parigi un caffè (il Café Procope), ancora oggi molto famoso e i suoi gelati divennero ben presto gustatissimi; così pure quelli del Tortoni, fondatore del famoso Café Napolitaine. Oggi i gelati si consumano in quasi tutto il mondo e siciliani e napoletani hanno il primato della produzione.

I gelati si dividono in quattro categorie: gelati veri e propri, granite, gramolate e sorbetti. I primi sono compatti (più o meno duri) e assumono nomi diversi a seconda dei tipi: mantecati, creme, pezzi duri, cassate, spume, bombe. Le granite constano invece di minuscoli frammenti ghiacciati serviti in bicchiere. Le gramolate sono pastose e si compongono in genere di frutta schiacciata e ghiacciata; infine i sorbetti, gelati più fluidi e meno zuccherati con aggiunta di liquore.

La preparazione del composto da gelare varia a seconda dei casi; oggi si fa grande attenzione alla nature degli ingredienti adoperati e molti produttori scelgono materie prime da coltivazioni biologiche per garantire al consumatore l’alta qualità del prodotto.

Diconom i medici che mangiare gelati non è dannoso, ma è da escludersi quando il corpo è affaticato o molto sudato, o quando esistono particolari controindicazioni dovute all’età, alle condizioni di salute, ecc. Ad ogni modo i gelati vanno sorbiti con prudenza e senza fretta, per evitare squilibrî di temperatura nell’esofago e nello stomaco.

Ma ora divertiamoci!!!

Ecco una carrellata di diversi tipi di gelati…. sono dolci, ma anche salati!

  • Gelato al gusto di Wasabi. Il gelato al Wasabi, creato in una gelateria di New York, è piuttosto esotico ed è caratterizzato dal gusto piccante della famosa salsa da cui prende il nome. In tempi recenti è stato rivisitato da alcuni chef e abbinato a diversi piatti. Si sposa molto bene con il sesamo.
  • Gelato alla birra. Da noi in Italia è poco diffuso, ma in paesi come la Germania è molto popolare soprattutto all’Oktoberfest di Monaco di Baviera. Da noi è possibile trovarlo in alcuni ristoranti abbinato a piatti di pesce.
  • permGelato al Parmigiano Reggiano.  In Italia si è diffuso principalmente come gelato gastronomico: dal gusto dolce e allo stesso tempo un po’ salato, è uno di quei gelati da provare almeno una volta nella vita. Si abbina alla perfezione con fette di pane croccanti.
  • Gelato al nero di seppia e calamari. Si tratta un gelato completamente nero che sta conquistando l’Asia, dal Giappone, alla Corea: riscuoterà successo anche in Europa? Solo il tempo potrà dirlo.
  • Gelato alla vaniglia con sciroppo d’acero e bacon croccante. Nei paesi anglosassoni questo gusto insolito, lanciato da una gelateria del Delaware (USA), ha riscosso enorme successo, conquistando una grande fetta di pubblico.
  • Gelato alle pere e gorgonzola. “Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere” diceva un famoso proverbio. Questo gusto ha vinto una competizione francese e negli anni è divenuto uno dei gelati gastronomici più popolari.
  • Gelato al gusto pizza. Realizzato a base di aglio, pomodori, formaggio e origano, pizzarecentemente è stato rivisitato proprio a Napoli, dove la base cremosa è stata preparata con fior di latte, confettura di pomodori san Marzano e sbriciolata di pizza….
  • Gelato al rosmarino. E’ spesso abbinato ad un arrosto di carne o a fine pasto servito su un croccante di nocciole. Il gelato al rosmarino si sta diffondendo rapidamente anche in Italia.
  • Gelato al prosecco. Tra i vini, il prosecco è uno dei più amati nel mondo. Viene proposto sia in versione gelato che in quella ghiacciolo.

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  • Gelato al prosciutto. Lanciato negli Stati Uniti come gelato al gusto di maiale, in Italia è stato riproposto in anni più recenti in abbinamento alla piadina Romagnola.

 Sara Cecchetti

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HAUTE CUISINE

Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità di partecipare ad un progetto di madrelingua francese per approfondire le nostre abilità linguistiche. Il corso ha avuto una durata di circa 15 ore suddivise in diverse lezioni che si sono svolte a scuola il giovedì pomeriggio. L’insegnante che ci ha guidato durante le lezioni si chiama Valerìe, una persona veramente interessante che ci ha fatto svolgere attività molto particolari. Tra queste ci è piaciuta molto la gara di cucina durante la quale, divisi in gruppi, abbiamo cucinato un piatto  filmando le varie fasi della preparazione. Ci erano stati assegnati dei piatti tipici francesi ad esempio le crepes, la mousse au chocolat, la ratatouille, la salade de thon ecc………. Abbiamo concluso con l’assaggio dei nostri capolavori, tra i quali Valerìe ha scelto i migliori, che ad ex aequo sono risultati:

- la Ratatouille di Giovanni, Diego, Emanuele e Luca (della classe 2A)

ratatouille

- la Salade Provencale au thon di Giulia Bastari, Giulia Borioni, Cassandra e Sofia (classe 2A), Sara Cecchetti (classe 2D).

tonno

Il corso, anche se un pò impegnativo, è stato molto utile per approfondire meglio la lingua francese e divertente perchè abbiamo anche mangiato, ballato e cantato. Ringraziamo molto la prof. Rondina Elena di averci dato questa opportunità.

Giulia Bastari, Diego Gasparetti e Sara Cecchetti.

 

 

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MAXXI: scorci di contemporaneo

zahaDurante l’ora di tecnologia ci siamo occupati della più importante rappresentante, in età contemporanea, dell’architettura declinata al femminile: Zaha Hadid.

Zaha, architetta nata a Baghdad e naturalizzata britannica, ci ha colpito particolarmente per le sue realizzazioni che hanno come costante il movimento. L’opera architettonica che è stata studiata e rappresentata è il MAXXI, il Museo delle Arti del XXI secolo che si trova a Roma.

“Un monumento all’arte contemporanea come vertigine senza fine” cosi viene definito il MAXXI. Effettivamente è un’opera che cambia in base al punto di vista. In classe, con curve e linee rette, cercando di mantenere le proporzioni ed aiutandosi con il chiaro scuro, ogni alunno ha provato a rappresentare uno scorcio architettonico dell’opera. I disegni sono stati assemblati in un cartellone.untitled

Il lavoro effettuato a scuola è stato propedeutico alla visita di istruzione al MAXXI del 14 maggio scorso quando siamo stati coinvolti in un vero e proprio laboratorio di architettura. Durante la visita-esplorazione del museo, con l’uso degli smartphone, sono stati fotografati alcuni elementi significativi dello straordinario edificio. Le foto scattate sono state associate ad una parola chiave ispirata dall’esperienza emotivo-sensoriale vissuta percorrendo le fluide gallerie del museo.

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Inutile dire che si è trattato per tutti di un’esperienza coinvolgente, di sicuro fondamentale per capire ed apprezzare l’architettura contemporanea.

Prof.ssa Catia Serini

NOI AL MAXXI

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Alla SCOPERTA di GAIA

Cos’è GAIA?                                                                      gaia

Il progetto Gaia è un programma di educazione alla consapevolezza di sé e alla salute del pianeta. Esso nasce circa venti anni fa dal lavoro di un’equipe di docenti, educatori, psicologi e medici; tra i suoi fondatori c’è Ervin Laszlo, un filosofo della scienza candidato due volte al premio Nobel per la Pace. Il progetto è stato approvato e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dal MIUR, dal Club UNESCO e dalla Earth Charter International. E’ basato sul protocollo “Mindfulness Psicosomatica” (PMP) che è stato validato da oltre duemila ricerche scientifiche internazionali. Gli obiettivi del progetto Gaia, sviluppati nel protocollo, sono diversi: migliorare il benessere psicofisico, sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, imparare a gestire le proprie emozioni, diventare cittadini del mondo, migliorare le relazioni e il rendimento scolastico o lavorativo.

La nostra esperienza

Ogni martedì, per dodici settimane, ci siamo riuniti per partecipare a questo bellissimo progetto. La prima mattina le prof. ci hanno spiegato lo scopo di Gaia e ci siamo sentiti subito entusiasti e pronti per iniziare! Abbiamo imparato diverse posizioni per favorire la concentrazione e tra le nostre preferite c’è la montagna, una delle prime che ci hanno insegnato. La “Montagna” consiste nel saldare i piedi a terra, allargare leggermente le gambe tenendo dritte le braccia lungo il corpo. Ci hanno molto divertito anche l’”Alga” e lo “Scimmione”; facendo la prima dovevamo immaginare di essere un’alga e di essere trasportati dalle correnti marine muovendo naturalmente e con fluidità il nostro corpo, ma rimanendo con i piedi-radici ben saldati al terreno. Lo “Scimmione”, invece, è utile a scaricare l’energia in eccesso saltando ripetutamente con le braccia molli. Certe volte, però, durante la meditazione, le gambe ci formicolavano e ci facevano male, forse perché non eravamo abituati a restare fermi per così tanto tempo. All’inizio eravamo anche un po’ impazienti di finire gli esercizi e a volte ci siamo sentiti un po’ imbarazzati e strani.

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Le nostre riflessioni

In generale questo progetto ci è piaciuto molto, soprattutto per il tema trattato, ovvero la consapevolezza di noi stessi e del pianeta ed è stato molto piacevole farne esperienza tutti insieme sentendoci in sintonia ed armonia. Ogni meditazione ci ha fatto riflettere su noi stessi e sul nostro corpo e, rappresentando le nostre sensazioni, abbiamo capito meglio ciò che ci bloccava. Anche i video e le spiegazioni prima di iniziare le attività sono stati molto utili e ci hanno permesso di capire a fondo i temi da affrontare. Tra di essi ci ha molto colpito scoprire la teoria scientifica dei “tre cervelli” (rettile, mammifero, superiore) presenti nel nostro corpo. A noi è piaciuto tanto questo progetto perché abbiamo imparato a rilassare il corpo e a liberare la mente dai pensieri negativi e a concentrarci di più durante le lezioni. Anche il rapporto con i compagni è cambiato, perché durante le attività ci siamo disposti in cerchio così potevamo guardarci negli occhi e perché abbiamo potuto esprimere le nostre opinioni senza la paura di sbagliare.

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I nostri consigli alle prof.

  • Come sottofondo alla mindfulness abbiamo usato sempre la stessa musica, ma secondo noi potevamo variare!
  • Nelle giornate di bel tempo potevamo svolgere le attività in giardino per “connetterci” meglio con la natura e ascoltarne i suoni.
  • I profumi e gli aromi erano molto coinvolgenti, ma non si sentivano molto, purtroppo!

La classe 3A

 

 

 

 

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