ESPLORATORI della TERRA

IMG-20211024-WA0004Il 19 ottobre 2021 nella nostra scuola è venuto a farci visita Maurizio Bolognini, uno degli speleologi che cinquanta anni fa hanno scoperto la Grotta Grande del Vento a Frasassi.

Chi è uno SPELEOLOGO?

Come ci ha raccontato lui stesso, lo speleologo è un esploratore di caverne sotterranee e  quella per la speleologia è una vera passione che, nel suo caso, non si è mai trasformata in un lavoro vero e proprio.

Il Signor Maurizio ci ha narrato nei dettagli la grande scoperta fatta dal suo gruppo di appassionati, il GSM (Gruppo Speleologico Marchigiano) nell’autunno del 1971. La sua storia, però, inizia prima, nel 1969, quando cominciò ad avere qualche esperienza in varie grotte della nostra zona.

Ma torniamo al racconto. Già in precedenza, due amici, Rolando e Umberto, avevano  segnalato al gruppo la presenza di un “buco” sulle montagne di Frasassi. Vi si erano imbattuti per caso, facendo una passeggiata e, secondo loro, sarebbe  stato interessante da esplorare.

imagesIl 25 settembre dello stesso anno, Maurizio, suo fratello Mauro ed altri ragazzi (in tutto 13) decidono di entrare dentro la montagna proprio passando attraverso l’apertura segnalata. Riprovano il 2 ottobre, con migliore attrezzatura. L’ingresso è molto basso, poche decine di centimetri, ma dentro si apre una saletta dove tutti riescono a sistemarsi. Su un lato della piccola grotta scorgono delle rocce smosse, dei sassi, poi si accorgono di un’apertura. Dalle foto originali che Maurizio ci ha portato, si vedono i ragazzi intorno ad essa: sentono salire un grande vento, ma è buio pesto e non si vede nulla, quindi decidono di gettare un grosso sasso per cercare di stabilire l’altezza del pozzo.

Durante il racconto sentiamo anche noi scorrere i 5 lunghi secondi che impiegò il sasso ad atterrare dopo il suo volo nel vuoto: 125 metri, un’altezza che lasciò tutti senza parole. Maurizio, infatti, uno dei più esperti, era sceso fino a quel momento in pozzi di 40/45 metri e mai nessuno avrebbe immaginato di trovare quel giorno qualcosa di simile. (In realtà, poi si accorsero che la misurazione non era esatta e che a 100 metri di profondità era possibile “atterrare” e poggiare i piedi su qualcosa di solido).

A quel punto decisero di scendere e Maurizio ci ha raccontato che lui e Fabio tirarono a sorte per chi fosse il primo facendo roteare una scatola di cerini.

Maurizio iniziò quindi la discesa della scaletta di ferro sospesa nel buio e nel vuoto, quella stessa scaletta che ci ha portato a scuola, ma il primo tentativo non ebbe successo perché una parte si ruppe e lui dovette ritornare su. La domenica successiva, il 10 ottobre del 1971, con l’attrezzatura nuova, Maurizio riuscì finalmente a scendere seguito a breve distanza da Fabio.IMG-20211024-WA0005

Nelle sue parole abbiamo ritrovato le sensazioni da lui provate in quei lunghi minuti di discesa nella pancia della montagna, il suo sentire di essere il primo uomo a visitare un luogo che la natura aveva impiegato migliaia di anni a creare. Maurizio ci ha detto che è passato molto tempo prima che riuscisse a trovare le parole giuste per raccontare l’esperienza e per descrivere lo stupore di fronte a ciò che si è trovato davanti, inimmaginabile perché mai visto prima.

Di seguito riportiamo un’intervista fatta a Maurizio:

  • Come si è  “imbattuto” nella speleologia?
  • È stato per curiosità, grazie ad amici che frequentavano le grotte. La passione mi è venuta dopo.
  • Quali emozioni ha provato durante la discesa?
  • Concentrazione mai raggiunta prima e fiducia verso i miei amici/compagni che mi seguivano ed assistevano dall’alto.
  • Quanto ci ha messo per scendere?
  • Circa 40 minuti.
  • Cosa si aspettava una volta sceso sotto?
  • Eravamo tutti incerti su cosa trovare sotto perché era  completamente buio e la lampada ad acetilene riusciva ad illuminare solo uno spazio ridotto intorno a me.

Partecipare a questo incontro è stata un’esperienza molto coinvolgente per noi ragazzi, abbiamo pensato che rimanere dentro una grotta per tantissime ore e scendere 120 metri senza sapere cosa aspettarsi è stato a dir poco coraggioso. Questo ci ha fatto riflettere e dato  coraggio per raggiungere i nostri obiettivi.

Ringraziamo Maurizio per averci raccontano la sua esperienza che troviamo davvero unica e il Dott. Marco Ceppi che ha reso possibile l’incontro.

 Fatima, Viola, Martina e Heba

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PULIAMO il MONDO

legamDomenica 17 ottobre presso il giardino degli Orti Pace, in Via setificio a Jesi, si è svolto l’evento promosso da Legambiente dal titolo “Qualcuno la raccoglierà”. Due alunni della 1A, Raki e Rayan, hanno partecipato insieme a Nizar, il fratellino di Rayan.

Per la raccolta ci si doveva organizzare in gruppi da 3 o 4 persone e, chi raccoglieva più spazzatura, vinceva una borraccia e una maglietta con il logo di Legambiente. A ciascun partecipante veniva dato anche un equipaggiamento composto da un paio di guanti per l’ igiene, una pettorina con il logo “Puliamo il Mondo” e un cappello, il tutto da usare durante la manifestazione.

I nostri compagni sono stati molto contenti ed entusiasti di questa esperienza. Noi li abbiamo incontrati e fatto loro alcune domande:

Heba: Quanta spazzatura avete raccolto?

Rayan e Raky: Circa due kg e mezzo.

Ranya: Avete fatto la raccolta differenziata?

Rayan e Raky: Si, certo! Abbiamo raccolto plastica, carta e soprattutto vetro. Bottiglie di vetro lasciate a terra da chi frequenta il parco di sera.

Giulio: Come vi siete sentiti?

Rayan e Raky: Siamo stati molto felici, perché abbiamo pulito il mondo e una parte della nostra città’.

Congratulazioni ai ragazzi di prima A che vediamo nella foto con i gadget della manifestazione.

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Ringraziamo tutte le associazioni che aiutano non solo la nostra città, ma l’Italia e il mondo a pensare ed agire per il bene dell’ambiente, che poi è il bene di tutti noi. Speriamo che questi eventi si ripeteranno anche in futuro, così da tenere più pulita la nostra città e continuare va sensibilizzare la gente.foto1

Ci raccomandiamo ragazzi, anche voi da casa potete aiutare facendo la raccolta differenziata!

di Ranya, Heba e Giulio

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TUTTI in marcia per la PACE

Il 24 settembre 1961 c’è stata la prima marcia della pace PerugiAssisi ideata da alcuni intellettuali pacifisti tra cui Aldo Capitini e lo jesino Edmondo Marcucci. Per l’anniversario dei 60 anni più di diecimila iscritti e trentamila partecipanti da tutte le parti d’Italia si sono ritrovati a percorrere gli stessi 24 km insieme a Mimmo Lucano, don Ciotti, Cecilia Strada, Alex Zanotelli, Flavio Lotti e molti altri.

MARCIA PER LA PACE SI

Era presente anche la Consulta per la Pace di Jesi che si è recata nel capoluogo umbro con un pullman con alcuni rappresentanti delle associazioni che ne fanno parte tra cui il nostro Istituto Comprensivo Federico II.

 “I Care”, è lo slogan scelto per questa edizione, perché “Cura è il nuovo nome della pace” come ci ha insegnato Don  Milani, inteso come prendersi cura, cura di noi stessi, dell’Altro, della Pace, della Salute, delle nuove generazioni, del nostro ambiente…. Avere a cuore… così come recita il nostro cartellone!

CARTELLONE SI

Quello che vogliamo insegnare: la Cultura della Responsabilità anziché la cultura dell’indifferenza.

Silvia Bavari

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QUALCUNO la RACCOGLIERA”?

Cari Lettori,

siamo tutti invitati a partecipare ad un evento speciale…

Il contributo di ognuno per il bene di tutti! Non mancate.

puliamo il mondo

 

 

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PREMIO MARIA LUISA NORI PENTERICCI

Grazie alla generosità della famiglia Pentericci è stato istituito il premio in memoria della Professoressa Maria Luisa Nori Pentericci che dall’anno scolastico 2020/2021 assegnerà, ai tre studenti più meritevoli della scuola secondaria di I grado Federico II, un premio in denaro per un totale di mille euro.

Nella mattinata del 25 settembre si è svolta, nell’aula magna della scuola, la cerimonia di premiazione alla presenza dei componenti della famiglia Pentericci, i sigg.ri Marcello, Francesca ed Alessandra, il Dirigente Scolastico, prof. Massimo Fabrizi e alcuni alunni in rappresentanza delle classi terze con i loro docenti. Il Dirigente ha dato inizio alla cerimonia ringraziando la famiglia della prof.ssa Nori per la generosa iniziativa che verrà riproposta anche nei prossimi anni dando la possibilità di riconoscere i meriti scolastici dei migliori studenti del Federico II.

Il sig. Pentericci ci ha poi raccontato il rapporto speciale che ha legato la moglie, Maria Luisa Nori, alla nostra scuola. La professoressa infatti ha insegnato inglese per molti anni e si era talmente affezionata alla scuola e agli studenti che quando si presentò la possibilità di trasferirsi in un’altra scuola lei decise di rimanere qui al Federico II.

I tre protagonisti della cerimonia sono stati invitati a ritirare il premio nel seguente ordine:

Matteo Scuppa, ex alunno della classe 3B, diplomato con 10 e lode; Ilaria Bocchini, ex alunna della classe 3 A, Silvia Tittarelli, ex alunna della classe 3D entrambe diplomate con 10.

Al termine della premiazione tutti i presenti si sono congratulati con i ragazzi e il dirigente ha consegnato alla famiglia il fascicolo dell’insegnante, ancora presente nell’archivio della scuola.

Secondo noi questa è una grande opportunità per la scuola e uno stimolo per tutti noi ragazzi di terza.

Viola, Federico e Elena.

 

GRUPPO

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La MAGNIFICA STORIA del CORNO da CACCIA

Domenica 19 settembre scorso, alle 10:30, a Palazzo Pianetti si è svolta una bellissima manifestazione dal titolo “La magnifica storia del corno da caccia”.

L’evento culturale è  stato definito uno “scambio musicale” tra l’Accademia di Sant’Uberto di Torino e noi ragazzi della  scuola media “Federico II”, che siamo stati invitati a partecipare.

Era presente un ristretto gruppo di alunni di seconda accompagnato dai docenti di strumento, professori Cecconi e Bartolini. Con il loro supporto abbiamo eseguito il brano “River flows in you”: il pezzo è venuto molto bene nonostante lo avessimo provato una sola volta e ne siamo stati entusiasti. La nostra esibizione si è conclusa con due bellissimi brani di chitarra classica, suonati da Filippo, un ex alunno della nostra scuola.IMG_4787

Terminati i nostri brani, il forte suono dei corni da caccia ha iniziato a rimbombare in tutto il museo grazie ai musicisti dell’Accademia di Sant’Uberto che ci hanno fatto ascoltare alcuni brani tratti da antichi spartiti.

La loro performance in verità era già iniziata ed in maniera molto originale, in apertura, infatti, ci avevano fatto ascoltare i suoni prodotti da oggetti esistenti in natura che potrebbero essere definiti gli antenati dei corni da caccia: conchiglie giganti dei mari del sud e corna di animali, tra cui quello dell’antilope e dell’ariete.

I racconti popolari narrano che i corni da caccia producessero suoni diversi a seconda dello scopo, ad esempio potevano dare inizio ad un’assemblea o avvertire i soldati prima di una battaglia. Ogni suono  quindi, dava un messaggio differente: suoni più forti davano spesso  inizio ad avvenimenti giornalieri, mentre suoni meno forti indicavano l’inizio di una cerimonia. Anche durante la caccia il suono dei corni veicolava messaggi differenti, comunicando ai partecipanti se l’animale da inseguire era ad esempio un cervo, un grosso volatile o un cinghiale.

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 Ma come è fatto un corno da caccia?

La “Nuova Enciclopedia della Musica” Garzanti definisce il corno come “strumento aerofono di ottone con bocchino costituito da un tubo ritorto … e terminante in un ampio padiglione conico”.

Gli strumenti che abbiamo visto ed ascoltato domenica rispondevano a queste caratteristiche e, grazie ai musicisti, abbiamo capito che suonare con il cono rivolto verso il pubblico oppure dalla parte opposta fa veramente la differenza! Quando infatti si sono rivolti con i coni verso di noi siamo stati investiti da una vera onda gigante di suono!!!

IMG_4800Come documentato dalle foto, alcuni di noi hanno anche avuto la possibilità di provare a suonare uno dei corni sperimentando quanto fiato sia necessario per farlo.

Per noi è stato un evento molto interessante, che ci ha stimolato ancora di più a continuare lo studio dello strumento e siamo grati ai professori di averci scelto per suonare.

 Anna, Margherita, Michela, Alice 2C

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JESI da VEDERE

Jesi è una città ricca di storia e arte e, già all’arrivo, il visitatore può notare le mura che circondano il centro storico sulle quali si aprono 4 porte principali: Porta Bersaglieri, Porta San Floriano, Arco del Magistrato e Porta Garibaldi.

Molti gli edifici storici da visitare: Palazzo della Signoria, Palazzo Colocci, Palazzo Pianetti, Palazzo Baleani, Palazzo Ricci, Palazzo Ripanti, Palazzo Honorati-Carotti e, non ultimo, il Teatro Pergolesi.

 Questo articolo tratterà dei luoghi storici cittadini che ho visitato durante una delle visite guidate che le associazioni del territorio offrono ai turisti e… non solo!

  •  Siamo partiti dalla Chiesa di San Pietro, la prima pieve di Jesi: anticamente non era strutturata come la vediamo al giorno d’oggi, ma aveva anche degli ingressi  laterali. La guida ci ha spiegato che  queste informazioni sono giunte a noi tramite i diari di Don Cristoforo Agostinelli, che commissionò i restauri della chiesa.

    San Pietro, facciata

    San Pietro, facciata

Durante gli scavi del 2005 gli archeologi trovarono molteplici strati fino ad arrivare all’epoca romana, la cui testimonianza è un mosaico. All’interno della chiesa invece sono presenti vari affreschi e dipinti datati dal 1400 al 1600, un bellissimo organo non funzionante risalente al 1700 e un dipinto molto importante del 1750 del Foschi.

  •  Dalla chiesa di San Pietro ci siamo spostati alla chiesa di Santa Maria del Piano, abbazia benedettina con origini più antiche, infatti all’inizio era una chiesa romanica.

Al suo interno possiamo trovare un altare sopraelevato affiancato da altri due altari: uno a destra, con il Cristo in colonna e uno a sinistra con Sant’Antonio. Dietro l’altare sopraelevato è presente l’organo ancora funzionante sul quale Gaspare Spontini (noto musicista-compositore nato a Maiolati) iniziò a suonare all’età di quattordici anni. All’esterno invece si notano dei resti di archi.

Santa Maria del Piano, organo

Santa Maria del Piano, organo

Risalgono al 1727 alcuni lavori di ristrutturazione della chiesa che portarono alla scoperta di un sito molto interessante: venne tolta la cripta, abbassato l’altare e, demolendo una porta murata, Don Ezio scopri il corridoio delle tombe romane, una testa di Minerva, la bara di Don Giuseppe Spontini, dei pilastri da basilica funeraria e frammenti di pietre manubriate. Un vero tesoro archeologico!

  •  La terza visita si è incentrata sulla chiesa di San Marco. Originariamente intitolata anche a San Francesco, fonda le sue origini nel 1303. Fino al 1600 la chiesa pullulava di monaci e di vita religiosa, ma a seguito di una bolla firmata da Papa Innocenzo X° che obbligava ogni edificio religioso ad aver meno di sei occupanti, il sito cominciò a decadere e, nel 1656 fu addirittura convertito in lazzaretto.

    San Marco, interno

    San Marco, interno

Con il passare degli anni il complesso di San Marco venne abbandonato fino al 1850 quando, dopo la visita del vescovo Corsi, si decise di restaurarlo e riportarlo al suo splendore. I lavori iniziarono nel 1858 per mano dell’architetto Angelo Angelucci  e terminarono  nel 1861. Una volta riportata al suo splendore, San Marco si fece notare molto da critici e da clerici tanto che nel  1890  venne nominata monumento nazionale.

  •  Quarta ed ultima tappa della visita guidata è stata il giro della cinta muraria di Jesi, che nel tempo  ha visto  modificare la sua forma iniziale. Le mura del 1200, infatti, sfruttavano un metodo di difesa basilare che nel 1400 (periodo della prima ristrutturazione) veniva considerato insufficiente; si procedette pertanto all’ innalzamento delle mura stesse rendendo le loro pareti verticali e non più inclinate. Si ampliarono anche i cornicioni, praticando dei fori per poter lanciare frecce o oggetti pesanti a coloro che provavano la scalata con macchine d’assedio o semplicemente con scale. In  seguito vennero modificati  anche due  dei torrioni per facilitare le vie del commercio e dal 1700 in poi parti delle mura verranno inglobate nei  palazzi di nuova costruzione.

    Cinta muraria

    Cinta muraria

Spero di aver acceso  il vostro interesse  su alcuni dei luoghi storici della nostra città e vi invito a visitarli al più presto con l’occhio curioso ed attento del  visitatore.

Un saluto da Rebecca.

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5 CONSIGLI per il RIENTRO SCOLASTICO

Cari lettori, manca pochissimo al suono della campanella, quindi in questo articolo vorrei proporvi 5 consigli per rientrare a scuola al meglio.

ascoltare

Sveglia dormiglioni…

Dai ammettiamolo che nei primi giorni di scuola è difficile stare svegli e concentrati, non si fa molto ma è bene sin da subito ascoltare l’insegnante e fare domande (la prima impressione è fondamentale).

sveglia

Alle 8.00 in classe

Per partire con il piede giusto bisogna arrivare in anticipo o puntuale mai in ritardo, deve essere così per tutto l’anno scolastico.

Gentili con i compagni…

Bisogna mantenere o creare solide relazioni perché è importante avere qualcuno a cui chiedere una mano nei momenti di difficoltà.

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Via quel telefono…

Adesso torna nel mondo reale, spegnilo giusto qualche ora per aiutarti a essere concentrato, dal cellulare o dal pc elimina tutti i giochi che ti fanno rimanere incollato allo schermo come uno zombie.

Non sottovalutare nessuna materia 

Ecco i consigli e spero che vi aiuteranno ad affrontare l’anno scolastico.

Buon inizio a tutti!!!

Fatima Mosaid

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Siamo ancora in VACANZA!

Cosa fare per non annoiarsi durante le vacanze?

sole e spiaggia

Cari lettori, è vero che le vacanze sono quasi terminate, ma ci rimangono ancora 15 giorni prima dell’inizio delle lezioni, quindi vi saranno utili i seguenti consigli per concludere al meglio questa estate 2021.

 

Screenshot (4)

 

Come potete vedere ho distinto le attività che si possono svolgere in casa o all’aperto in base alle previsioni meteo. Vi segnalo, inoltre, che tutte le attività suggerite sono molto più divertenti se fatte in compagnia!!!

Io approfittando del bel tempo sceglierò alcune attività all’aria aperta.

Voi quali preferite?

Ranya Ayazi

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TUTTI i COLORI del CIELO

Cari lettori, oggi vorrei parlarvi di un evento naturale straordinario, sto parlando del fenomeno dell‘AURORA BOREALE.

 auPer chi non sapesse di cosa si tratta dirò che è un periodo di  poche settimane (da metà agosto ai primi di settembre in genere) in cui in determinati luoghi del pianeta si possono osservare speciali condizioni del cielo. Al crepuscolo, infatti, il cielo assume colori nuovi, come se ci fossero delle luci ad illuminarlo. I colori dell’Aurora boreale sono il rosso, il verde e l’azzurro, che mescolandosi creano strabilianti giochi di luci chiamati “Archi Aurorali”.

 “Le aurore sono prodotte da particelle elettriche (elettroni e protoni) che, arrivando dal Sole, colpiscono la ionosfera terrestre, ossia la parte di atmosfera compresa tra i 100 e i 500 km di altitudine. Quando il fenomeno elettrico si esaurisce, l’energia prodotta dagli elettroni si trasforma in luce visibile: l’aurora boreale.” (Citazione da Focus Junior)

 Curiosità:

  • ogni 500 anni l’aurora boreale raggiunge il suo picco massimo ed è visibile in paesi del mondo dove solitamente è impercettibile.
  • le luci polari possono apparire in molte forme diverse, da piccole chiazze di luce, ad archi,  colonne e raggi che illuminano il cielo.
  • la luce può durare alcuni minuti o l’intera notte, a seconda delle dimensioni del vento solare in arrivo. au2

L’aurora boreale è visibile in: Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Alaska, Canada, Irlanda del Nord e in Scozia. Essa ha un calendario diverso per ognuno dei paesi menzionati: in Groenlandia si manifesta in genere da settembre fino ad aprile, in Islanda è più visibile dalla metà di settembre alla metà di aprile anche se è presente durante tutto l’anno. In Norvegia l’aurora boreale si manifesta da settembre a marzo, dal tardo pomeriggio e per tutta la notte. In Svezia va da metà settembre a marzo, in Finlandia  da ottobre a marzo, in Scozia, invece, è possibile vedere questo incredibile spettacolo della natura tra settembre e marzo, anche se qui il fenomeno è decisamente più raro che altrove.

Vi proponiamo qui di seguito una galleria di immagini che ritraggono al meglio le eccezionali sfumature del cielo.

 Spero di aver suscitato in qualcuno di voi lettori interesse e la voglia di fare una vacanza nel nord dell’Europa, per visitare gli splendidi luoghi che ci offrono la vista della fantastica AURORA BOREALE.

Un saluto da Viola.

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